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Bollettino IACM del 09 Giugno 2005

Gran Bretagna: sondaggio sull’uso medico della cannabis

Uno studio basato su un questionario di pazienti che usano la cannabis per ragioni mediche in Gran Bretagna ha trovato che il 16 % lo fa su consiglio del loro medico. Lo studio è stato condotto fra il 1998 e il 2002 e pubblicato nell’edizione di marzo dell’International Journal of Clinical Practice.

3663 questionari sono stati distribuiti e 2969 sono stati restituiti. Il 60.9% dei partecipanti erano donne, l’età media era di 52.7 anni. La cannabis veniva usata da un numero considerevole di pazienti. La usavano il 25% dei pazienti affetti da dolore cronico. I numeri per le altre malattie erano: sclerosi multipla (22%), depressione (22%), artrite (21%) e neuropatia (19%). L’uso di cannabis terapeutica era associato con età più giovane, sesso maschile e pregresso uso ricreativo di cannabis.

Oltre un terzo (35%) degli utenti di cannabis medicinale affermavano di usarla sei o sette giorni alla settimana. La maggioranza (68%) dicevano che la cannabis alleviava considerevolmente i loro sintomi. “I risultati del nostro sondaggio nel Regno Unito, ivi inclusi la diffusione dell’uso e gli effetti riferiti, portano argomenti a favore dell’ulteriore sviluppo di medicine non tossiche ed efficaci basate sulla cannabis”, ha dichiarato l’autore Dr. Mark Ware dell’Università McGill di Montréal, Canada.

(Fonti: United Press International del 17 marzo 2005, Ware MA et al. The medicinal use of cannabis in the UK: results of a nationwide survey. IJCP 2005; 59 [3]: 291)

Olanda: analisi comparativa fra cannabis dei coffee shop e dell’ufficio per la cannabis terapeutica

Ricercatori dell’Università di Leyden in collaborazione con i Laboratori Farmalyse (Zaandam) e Bactimm (Nijmegen) hanno comparato la qualità e il prezzo della cannabis venduta nei coffee shop con quella dell’ufficio per la cannabis terapeutica (OMC) del ministero della sanità fornita dalle farmacie.

I ricercatori hanno trovato che la cannabis dei coffee shop può essere contaminata da batteri e miceti, che potrebbe danneggiare pazienti gravemente malati. I microrganismi trovati nei campioni comprendevano colibacilli e diverse specie di Aspergillus. I colibacilli sono batteri fecali, che potrebbero aver contaminato la cannabis a partire da qualcuno che potrebbe non essersi lavato le mani. “Il che potrebbe non danneggiare soggetti sani, ma rappresenta un rischio per quelli che la utilizzano come medicina”, ha affermato il ricercatore principale, Dr. Rob Verpoorte. Non sono stati invece trovati microrganismi nella cannabis terapeutica distribuita alle farmacie dall’OMC.

C’erano solo minime differenze di prezzi fra la cannabis delle farmacie, di associazioni di pazienti e dei coffee shop, basate sulla quantità di THC contenuto nella cannabis. Il prezzo medio nei coffee shop era fra 6 e 7 € per grammo. La cannabis delle farmacie costava dal 10 al 40% in più, ma i coffee shop spesso trattenevano oltre il 5% del prodotto. Un coffee shop ha consegnato 7.5 g invece dei 10 g che erano stati ordinati e pagati.

(Fonte: Newsletter dell’Office of Medicinal Cannabis)

Notizie in breve

Scienza: uso medico in Olanda
Un sondaggio sull’uso terapeutico di cannabis condotto prima della distribuzione di cannabis medica dal ministero della sanità olandese è stato pubblicato sulla rivista Neurology. 300 questionari sono stati distribuiti da Maripharm, una ditta che riforniva di cannabis le farmacie. 107 pazienti hanno compilato e riconsegnato il questionario. La durata media dell’uso di cannabis era di 5.4 mesi. La diagnosi riportata più frequentemente per cui la cannabis veniva prescritta era quella di alterazioni neurologiche quali la sclerosi multipla, i traumi della colonna spinale e il cancro. Nel 18.4% non erano riportati effetti positivi della cannabis. Un effetto buono o eccellente era invece segnalato del 64.1%. (Fonte: Gorter RW et al. Neurology 2005; 64 [5]: 917-9)

Scienza: cirrosi epatica
Secondo recenti ricerche, il recettore cannabinoide CB2 svolge un ruolo antifibrinogenico nel fegato e i cannabinoidi potrebbero aiutare a bloccare lo sviluppo della fibrosi del fegato. Recettori CB2 sono stati trovati in cellule epatiche di pazienti con cirrosi attiva, ma erano assenti nel fegato umano normale. L’attivazione dei recettori CB2 causava potenti effetti antifibrinogenici, in particolare l’inibizione della crescita delle cellule fibrinogeniche del fegato e l’apoptosi. Gli autori notano che la loro ricerca “mette in luce il ruolo antifibrinogenico dei recettori CB2 nel corso delle epatopatie croniche”. (Fonte: Julien B et al. Gastroenterology 2005; 128 [3]: 742-55)

Scienza: carcinoma prostatico
Ricercatori dell’Università del Wisconsin hanno scoperto che i recettori CB1 e CB2 sono presenti in concentrazioni più elevate nelle cellule cancerose della prostata che in quelle normali. Il trattamento con un cannabinoide (WIN 55, 212-2) ha avuto per effetto un’inibizione dose-dipendente della crescita cellulare e un’induzione di apoptosi nelle cellule cancerogene. I ricercatori hanno anche rilevato ulteriori effetti anti-cancerogeni nelle cellule. In particolare, hanno notato che “potrebbero essere sviluppati cannabinoidi come nuovi agenti terapeutici per il trattamento del carcinoma prostatico”. (Fonte: Sarfaraz S et al. Cancer Res 2005; 65 [5]: 1635-41)

Scienza: infiammazione della vescica
Secondo un comunicato stampa di Indevus Pharmaceuticals il loro cannabinoide sintetico IP 751, meglio noto come CT3 o acido ajulemico, si è rivelato efficace in un modello animale di cistite interstiziale. Esso ha ridotto significativamente l’iperattività vescicole associata alla malattia, senza inficiare il normale meccanismo di svuotamento della vescica. L’IP 751 è stato testato in un modello animale altamente standardizzato di infiammazione e iperattività vescicale; l’esperimento è stato effettuato dal Dr. Michael Chancellor, professore dell’Università di Pittsburgh. “Attualmente i pazienti affetti da cistite interstiziale hanno pochissime opzioni terapeutiche” ha affermato. (Fonte: comunicato stampa di Indevus Pharmaceuticals del 7 marzo 2005)

Germania: patente per la produzione di dronabinolo
La THC Pharm, una ditta farmaceutica di Francoforte, che produce e fornisce dronabinolo (THC) alle farmacie dal 1998, ha ricevuto una licenza per la produzione di dronabinolo semisintetico. Il metodo autorizzato consente la produzione di THC da fibre di cannabis di purezza elevata. “Contrariamente al grado di purezza richiesto del 95%, noi ora siamo in grado di produrre dronabinolo puro al 99%, un significativo vantaggio di non tossicità per i medici, farmacisti e pazienti” ha affermato Christian Steup, capo del laboratorio della ditta (Fonte: ots del 10 marzo 2005)

Nazioni Unite: rapporto 2004 dell’INCB
L’International Narcotics Control Board (INCB) dell’ONU ha fatto alcune osservazioni sull’uso terapeutico della cannabis nel suo rapporto annuale. “Dalla fine degli anni ’90, ricerche scientifiche sull’utilità terapeutica della cannabis o degli estratti di cannabis sono in corso in vari paesi, tra cui il Canada, la Germania, l’Olanda, la Svizzera, il Regno Unito e gli Stati Uniti. (…) I risultati di tali ricerche riguardanti la potenziale utilità terapeutica della cannabis o dei suoi estratti rimangono limitati. Il comitato quindi desidera esprimere preoccupazione sull’uso medico della cannabis in Canada e Olanda ed in talune aree giurisdizionali degli USA, in mancanza di risultati conclusivi sull’efficacia di tale uso. Il comitato conferma di appoggiare la sana ricerca scientifica a questo riguardo, come già dichiarato in precedenti rapporti (…)” (Fonte: rapporto dell’INCB del 3 marzo 2005)

Germania: assoluzione valida
Il 3 marzo il pubblico ministero di un processo penale contro un paziente di sclerosi multipla che usava cannabis contro l’atassia ha accettato la sentenza della corte di Mannheim. Il 19 gennaio la corte di Mannheim aveva assolto un paziente di sclerosi multipla che era stato accusato di possesso illegale di cannabis. 600 g di cannabis erano stati trovati nel domicilio dell’imputato quarantunenne. Il pubblico ministero ha accettato la tesi che il trattamento con cannabis in questo caso era necessario. Tuttavia, ha deciso di presentare appello considerando troppo elevata la quantità di cannabis. Ora invece ha cambiato idea rendendo valida l’assoluzione e Michael Fischer uno dei pochi utenti tedeschi di cannabis medicinale che abbia ottenuto l’assoluzione da un tribunale. (Fonte: comunicazione personale)

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