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Bollettino IACM del 19 Dicembre 2002

Scienza: la cannabis può essere utile nel morbo di Parkinson

Circa metà dei malati di Parkinson che hanno provato la cannabis dicono che essa è stata utile per alleviare i loro sintomi, secondo un’inchiesta fra i malati. Il dr. Evzin Ruzicka, neurologo alla Charles University di Praga (Repubblica ceca) ha riferito i risultati al Settimo Congresso Internazionale su Malattia di Parkinson e Disturbi del Movimento della Movement Disorders Society, tenutosi il 10-14 Novembre a Miami (USA).

I ricercatori hanno chiesto a tutti i pazienti in cura per il Parkinson presso un centro di Praga di completare un questionario sull’uso di cannabis use and su diversi sintomi del Parkinson. Di 630 questionari inviati, 339 (54%) furono restituiti. Fra coloro che avevano risposto, il 25% riferiva di aver usato cannabis. La maggior parte l’aveva usata per bocca, come foglie fresche o secche.

In questo gruppo, 39 pazienti (46%) riferirono che i sintomi della loro malattia in generale erano migliorati dopo che avevano iniziato a usare cannabis. 26 (31%) riferirono un miglioramento del tremore a riposo, e 38 (45%) un miglioramento della bradicinesia. Un sollievo della rigidità muscolare è stato riferito da 32 pazienti (38%), e 12 (14%) hanno detto di aver avuto un miglioramento nelle discinesie indotte dalla levodopa. In genere, il miglioramento dei sintomi avvenne dopo 1.7 mesi in media dall’inizio dell’uso di cannabis. I pazienti che l’avevano usata per almeno 3 mesi avevano maggior probabilità di avere un sollievo dai sintomi di quelli che l’avevano usata per meno tempo.

(Fonte: Reuters Health del 13 Novembre 2002)

Gran Bretagna: La British Lung Foundation mette in guardia contro il fumo di cannabis

Un rapporto sui rischi del fumo di cannabis diffuso dalla British Lung Foundation ha avuto una certa risonanza nei media. Il rapporto perviene a conclusioni simili a quelle di precedenti analisi degli studi disponibili.

Esso sostiene che le concentrazioni degli agenti cancerogeni conosciuti sono “fino al 50% maggiori nel fumo di una sigaretta di canapa” in confronto a quello delle sigarette di tabacco, che fumare una sigaretta di canapa risulta in “una quantità di catrame inalato 4 volte superiore”, per il fumo trattenuto più a lungo e per altri fattori, e che “3-4 sigarette al giorno sono associate con le stesse evidenze di bronchite acuta e cronica, e lo stesso grado di danni alla mucosa bronchiale, a causa del respiro trattenuto più a lungo e di altri fattori, e che “3-4 sigarette di cannabis al giorno sono associate con le stesse evidenze di bronchite acuta e cronica, e lo stesso grado di danni alla mucosa bronchiale” di 20 o più sigarette di tabacco al giorno.

Il rapporto nota che “le ricerche che collegano il fumo di cannabis al cancro dell’apparato respiratorio ci sono, ma hanno dato risultati contraddittori” e che le prove su “un possibile collegamento fra il fumo di cannabis e la malattia cronica ostruttiva polmonare (COPD) non è stato ancora definitivamente confermato.” La COPD include malattie come la bronchite cronica e l’enfisema polmonare.

Esso afferma che la cannabis odierna potrebbe essere più pericolosa di quella di 30 anni fa, perché contiene maggiori concentrazioni di THC. Tuttavia, il rapporto non dice che un maggior contenuto di THC permette di fumare meno cannabis per avere lo stesso effetto, il che è favorevole riguardo ai possibili danni all’apparato respiratorio.

Il rapporto mette in guardia dal fumare cannabis contro l’asma, mentre ricorda che la cannabis può anche esser presa per bocca senza alcun danno per i polmoni, dicendo tuttavia che “è stato mostrato che anche l’assunzione per bocca di THC provoca effetti collaterali indesiderati”, il che è vero, comunque, per tutti i farmaci anti asma.

(Fonte: British Lung Foundation. Una pistola fumante. Disponibile su:
www.lunguk.org/news/a_smoking_gun.pdf,
PA News del 100 Novembre 2002, Reuters dell’11 Novembre 2002)

Scienza: Uso di cannabis e disturbi mentali

E’ accertato che le persone con disturbi mentali come schizofrenia, ansia e depressione hanno una maggior frequenza di uso di tabacco e cannabis e dipendenza da alcool. In più, relazioni causali con questi disturbi sono state proposte per l’uso di cannabis e la dipendenza da alcool. Tre studi pubblicati nel British Medical Journal supportano l’assunzione di una relazione causale fra uso di cannabis e malattie mentali, almeno in consumatori giovani.

Uno studio australiano su 1601 studenti ha trovato che le ragazze adolescenti che fumavano cannabis quotidianamente avevano 5 volte più probabilità di soffrire più avanti di depressione e ansia rispetto alle altre, mentre questo rischio non era aumentato nei maschi.

In uno studio su 1037 persone nate in Nuova Zelanda fra il 1972 e il 1973, quelli che avevano iniziato a usare cannabis prima dei 15 anni avevano una probabilità quattro volte maggiore di soffrire di “disturbi schizofreniformi” - ma non di schizofrenia - all’età di 26 anni, rispetto agli adolescenti che non avevano usato la droga. Dopo aver verificato l’esistenza di sintomi psicotici all’età di 11 anni, il rischio ancora leggermente aumentato non era più significativo, suggerendo che i teen-ager già a più alto rischio di sviluppare più avanti disturbi mentali hanno anche maggiori probabilità di fumare cannabis. Al contrario dello studio australiano, quello neozelandese non trovò associazione fra l’uso di cannabis a 15 anni e successive manifestazioni di depressione.

Un altro studio su 50087 maschi svedesi di età 18-20 anni, ha mostrato che l’uso di cannabis aumentava il rischio di schizofrenia del 30% nei successivi 15 anni, e che il rischio era più alto con più alti livelli di uso. Su 1648 soggetti che avevano usato cannabis 18 (1,1%) svilupparono schizofrenia. Su 70 soggetti che avevano usato la droga più di 50 volte 4 (5,7%) svilupparono schizofrenia.

In un commento su invito il Dr. Joseph Rey e il Dr. Christopher Tennant dell’Università di Sydney hanno affermato nella stessa rivista che questi e altri dati “rafforzano l’argomento che l’uso di canapa aumenta il rischio di schizofrenia e depressione”, ma che non è ancora chiaro “se l’uso di cannabis scatena l’inizio della schizofrenia o depressione in persone già altrimenti vulnerabili, o se effettivamente provoca queste malattie in persone non predisposte”.

(Fonte: British Medical Journal del 23 Novembre 2002 a: www.bmj.com)

Notizie in breve

Scienza: Journal of Cannabis Therapeutics
Il nuovo numero del Journal of Cannabis Therapeutics, volume 2(3/4), è stato pubblicato. Troverete gli abstracts di tutti gli articoli e il testo completo di un’ampia analisi storica sui trattamenti con cannabis in ostetricia e ginecologia di Ethan Russo a www.cannabis-med.org/science/jcant.htm.

Spagna: Meeting della SEIC
La Sociedad Española de Investigación sobre Cannabinoides (Società Spagnola di Ricerca sui Cannabinoidi) ha tenuto il suo terzo meeting annuale il 15-16 Novembre a Malaga. Ulteriori notizie su www.ucm.es/info/seic-web.

Slovenia: Conferenza sull’uso medico
Una conferenza sull’uso medico della cannabis si è tenuta il 18 Novembre nell’Ospedale Generale di Lubiana, organizzata dall’Ufficio Governativo per i Farmaci. Hanno parlato Willem Scholten, William Notcutt, Brendan Hughes e Henrie Korthout.

Scienza: Cannabis e cognizione
Un uso molto pesante di cannabis può essere associato con un persistente declino della performance cognitiva. I partecipanti furono divisi secondo il consumo settimanale di sigarette di cannabis in consumatori leggeri (2-14 spinelli, media: 11), medi (18-70 spinelli, media: 42) e pesanti (78-117 spinelli, media: 94). Dopo 28 giorni di astinenza i partecipanti hanno eseguito una serie di test neurocognitivi. I consumatori molto pesanti hanno avuto risultati significativamente peggiori in 5 dei 35 tests in confronto con i consumatori leggeri, suggerendo effetti irreversibili. La memoria, il funzionamento esecutivo, la velocità psicomotoria e la destrezza manuale furono colpiti.
(Fonte: Bolla KI, et al. Neurology 2002 Nov 12;59(9):1337-43)

Scienza: Cannabis e psicosi
L’uso di cannabis non è risultato associato con lo sviluppo di psicosi in un gruppo ad altissimo rischio. 100 giovani identificati per la presenza di sintomi psicotici subliminali, o per la combinazione di avere un parente di primo grado con psicosi e un recente declino funzionale, sono stati seguiti per 12 mesi. Il 32% ebbe un episodio psicotico acuto. Il rischio non è stato associato con il livello di uso di cannabis precedente all’arruolamento nello studio. Gli autori concludono che i risultati suggeriscono che l’uso di cannabis può non avere un ruolo rilevante nello sviluppo di psicosi in un gruppo ad alto rischio per la malattia.
(Fonte: Phillips LJ, et al. Aust N Z J Psychiatry 2002 Dec;36(6):800-6.)

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