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Bollettino IACM del 05 Marzo 2015

Scienza/Umana: Secondo un grande studio americano il consumo di cannabis non può avere un effetto significativo sugli incidenti stradali

Un nuovo studio del US National Highway Traffic Safety Administration indica che l'uso di cannabis non aumenta in modo significativo il rischio di incidenti stradali. Lo studio ha esaminato 9.000 conducenti nel corso di 20 mesi. Ha trovato che i conducenti che utilizzano regolarmente cannabis hanno il 25 per cento in più di probabilità di essere coinvolti in un incidente stradale. Tuttavia, quando i ricercatori hanno preso in considerazione età, sesso e livello di consumo di alcol dei consumatori di cannabis, hanno scoperto che questi fattori sono stati i veri responsabili dell'aumento. Una volta che si sono aggiunti gli altri fattori, l’uso di cannabis in sé non ha un impatto evidente sul rischio di incidente.

"Le analisi che incorporano gli aggiustamenti per età, sesso, etnia e livello di concentrazione di alcol, non hanno mostrato un aumento significativo dei livelli di rischio di incidente associato con la presenza di droghe" si legge nello studio. "Questa scoperta indica che queste altre variabili (età, genere, etnia e uso di alcol) sono state altamente correlate al consumo di droga e determinano la gran parte dell'aumento del rischio associato con l'uso di droghe illegali e con il THC." Lo studio indica che la guida in stato di ebbrezza è ancora un grosso problema, ma anche che è diminuita negli ultimi anni.

UPI of 7 February 2015

Press release by National Highway Traffic Safety Administration of 6 February 2015

Scienza/Umana: Come la cannabis aumenta l'appetito

Secondo un nuovo studio condotto da ricercatori della Yale School of Medicine e pubblicato sulla rivista Nature, la voglia incontrollabile di mangiare dopo aver usato la cannabis sembra essere provocata dai neuroni nel cervello che normalmente si occupano di sopprimere l'appetito. L'autore principale, Tamas Horvath, e colleghi hanno cercato di monitorare il circuito cerebrale che promuove l’appetito manipolando selettivamente la via cellulare che media l'azione del THC sul cervello, utilizzando topi transgenici.

"Osservando come il centro dell’appetito del cervello risponde alla marijuana, siamo stati in grado di vedere ciò che spinge la fame causata dalla cannabis e di come lo stesso meccanismo che normalmente spegne l'appetito diventi uno stimolo a mangiare", ha detto Horvath, direttore del Programma di Yale in Segnalazione Cellulare e Neurobiologia del Metabolismo. "Siamo stati sorpresi nello scoprire che i neuroni che pensavamo fossero responsabili dell’inibizione a mangiare, sono stati improvvisamente attivati promuovendo l’appetito, anche quando si è “pieni”. Si inganna il sistema di alimentazione centrale del cervello", ha detto. Un gruppo di cellule nervose chiamato neuroni pro-opiomelanocortina (POMC) sono considerati fattori chiave per ridurre l’appetito quando si è “pieni”. L'attivazione dei recettori dei cannabinoidi-1 da parte del THC promuove l'attività delle cellule POMC.

Koch M, Varela L, Kim JG, Kim JD, Hernández-Nuño F, Simonds SE, Castorena CM, Vianna CR, Elmquist JK, Morozov YM, Rakic P, Bechmann I, Cowley MA, Szigeti-Buck K, Dietrich MO, Gao XB, Diano S, Horvath TL. Hypothalamic POMC neurons promote cannabinoid-induced feeding. Nature. 2015 Feb 18. [in press]

Mulling the marijuana munchies: How the brain flips the hunger switch

Scienza/Umana: La cannabis con molto THC aumenta il rischio di psicosi?

Come parte del recente studio sulle conseguenze psicologiche della cannabis, un team di ricercatori del Regno Unito ha esaminato i dettagli dei primi episodi di disturbi psicotici trattati negli ospedali nella zona sud di Londra. "Rispetto a coloro che non avevano mai provato la cannabis, i consumatori di cannabis molto forte come la varietà “skunk” hanno avuto un aumento di tre volte del rischio di psicosi", ha spiegato l’autore principale dello studio, Dr. Marta Di Forti, professoressa presso l'Istituto di Psichiatria, Psicologia e Neuroscienze al King College di Londra. "Il rischio per coloro che l’usavano ogni giorno era ancora più elevato, con un aumento di cinque volte rispetto alle persone che non ne facevano uso."

Ma i critici dello studio dicono che il fatto che i pazienti in trattamento per le psicosi abbiano più probabilità di avere fumato cannabis su base regolare, non significa che il farmaco abbia causato il loro disturbo mentale. Di Forti e i suoi colleghi riconoscono che non possono mostrare che la correlazione sia causale. Suzi Gage, ricercatrice dell’Università di Bristol sull’associazione tra farmaci e psicosi, ha spiegato al Washington Post: "Gli studi ecologici come questo sono una prova piuttosto debole per la causalità. Se si guardano solo le informazioni a livello di popolazione, come queste, allora non si può essere sicuri che le persone che usano la cannabis siano le stesse in via di sviluppo di psicosi".

Di Forti M, Marconi A, Carra E, Fraietta S, Trotta A, Bonomo M, Bianconi F, Gardner-Sood P, O'Connor J, Russo M, Stilo SA, Marques TR, Mondelli V, Dazzan P, Pariante C, David AS, Gaughran F, Atakan Z, Iyegbe C, Powell J, Morgan C, Lynskey M, Murray RM. Proportion of patients in south London with first-episode psychosis attributable to use of high potency cannabis: a case-control study. Lancet Psychiatr. 2015 Feb 18. [in press]

UPI of 17 February 2015

Notizie in breve

Germania: Bionorica richiede l'approvazione per un farmaco a base di THC
La società tedesca Bionorica ha richiesto alle autorità tedesche l'approvazione per una preparazione in capsule di dronabinol. Finora le condizioni mediche per le quali è destinato ad essere impiegato non sono chiare. Bionorica sta già estraendo dronabinol (THC) da piante di cannabis coltivate in Austria. Dal 2002 le farmacie possono preparare farmaci (capsule, soluzioni) contenenti THC.
Deutsche Apothekerzeitung of 18 February 2015

USA: Più di 100 tribù di nativi americani valutano la coltivazione di cannabis
Nel mese scorso più di 100 tribù di nativi americani hanno contattato FoxBarry Farms, una società di gestione che sta costruendo il primo impianto di produzione di cannabis della nazione su terra tribale, per esprimere il loro interesse per l'industria della cannabis. C'è stata un’ondata di interesse da quando il pronunciamento del Dipartimento di Giustizia, alla fine dello scorso anno, ha stabilito che le tribù sono libere di coltivare e vendere cannabis sulle loro terre a condizione che aderiscano a specifiche linee guida.
Huffingtion Post of 3 February 2015

Scienza/Animale: Gli effetti anti-psicotici del cannabidiolo possono in parte essere mediati dall'inibizione dell’attivazione microgliale
Ricercatori hanno utilizzato un modello animale di schizofrenia per indagare il possibile meccanismo d'azione del CBD (cannabidiolo) nella malattia. Essi hanno concluso che gli effetti anti-psicotici di questo cannabinoide possono comportare "proprietà anti-infiammatorie e neuroprotettive. Inoltre, i nostri dati supportano l'ipotesi che l'inibizione dell’attivazione della microglia possa migliorare i sintomi della schizofrenia. "Le cellule della microglia sono cellule immunitarie del cervello.
Scuola di Medicina di Ribeirão Preto, Università di São Paulo, Brasile.
Gomes FV, et al. Schizophr Res. 2015 Feb 10. [in stampa]

Scienza/Animale: I meccanismi d'azione degli effetti anti-depressivi dei cannabinoidi
Un cannabinoide sintetico, che si lega al recettore CB1, ha causato un effetto simil-antidepressivo nei topi. Questo effetto era mediato dalle interazioni con il sistema colinergico.
Università medica di Lublino, Polonia.
Kruk-Slomka M, et al. Behav Brain Res. 2015 Feb 7. [in stampa]

Scienza/Animale: Il THC, ma non gli altri cannabinoidi, ha dimostrato effetti sull’iperreattività bronchiale e attività anti-infiammatorie
Ricercatori hanno confrontato gli effetti di THC, cannabidiolo (CBD), cannabigerolo (CBG), cannabicromene (CBC), acido cannabidiolico (CBDA) e Tetraidrocannabivarina (THCV) sulla contrazione della trachea e sulla broncocostrizione su cavie. Essi hanno concluso che solo il THC "ha dimostrato effetti sull’iper-reattività, attività antinfiammatorie e antitosse nelle vie aeree."
King College di Londra, Regno Unito.
Makwana R, et al. J Pharmacol Exp Ther. 2015 Feb 5. [in stampa]

Scienza/Cellule: Perché il CBD aumenta i livelli di anandamide
Studi recenti suggeriscono che CBD e THC elevino i livelli di anandamide (AEA) quando somministrati agli esseri umani. Una nuova ricerca dimostra che il CBD non inibisce le azioni enzimatiche di FAAH umano (ammide idrolasi degli acidi grassi), l'enzima responsabile della degradazione dell’anandamide", e quindi l’inibizione di FAAH non può spiegare l'aumento osservato di AEA in circolo nell'uomo dopo il consumo di CBD." Invece gli scienziati hanno scoperto che gli effetti sulle proteine leganti con gli acidi grassi (FABPs), proteine intracellulari che mediano il trasporto di AEA verso FAAH, sono risultati responsabili dell’aumento delle concentrazioni dell’endocannabinoide.
Stony Brook University di New York, USA.
Elmes MW, et al. J Biol Chem. 2015 Feb 9. [in stampa]

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