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Bollettino IACM del 18 Gennaio 2007

Olanda: i governi di Canada, Germania e Italia sono interessati alla cannabis terapeutica dei Paesi Bassi

In un comunicato del 31 ottobre, H Hoogervorst, ministro della sanità, del benessere e dello sport dei Paesi Bassi, ha informato il parlamento olandese che i governi canadese, tedesco ed italiano sono interessati alla cannabis terapeutica prodotta sotto la supervisione del ministero della sanità olandese, e venduta nelle farmacie dei Paesi Bassi, allo scopo di distribuirla ai pazienti dei propri rispettivi paesi.

Nella sua lettera di due pagine Hoogervorst illustra l’attuale situazione del progetto sulla cannabis terapeutica e sottolinea che tale progetto sarà prolungato di almeno un altro anno. Verificandosi determinate circostanze, potrà anzi essere prolungato a quattro anni. Tale decisione è stata presa in base ad un piano di sviluppo farmaceutico di un consorzio di ditte olandesi, nonché alla domanda di registrazione del Sativex inoltrata da GW Pharmaceuticals. E’ anche importante che in futuro i costi del progetto non superino i ricavi come avviene adesso.

Ad oggi, meno pazienti del previsto acquistano cannabis nelle farmacie. Introiti aggiuntivi provengono da compagnie nazionali ed estere che hanno comprato il materiale della pianta per isolare il THC e per lo sviluppo di prodotti farmaceutici. Inoltre, i governi canadese, tedesco e italiano hanno espresso il loro interesse ad acquistare cannabis terapeutica olandese per i loro pazienti. Nella sua lettera, il ministro afferma anche che i maggiori introiti provenienti da pazienti, governi o ditte farmaceutiche permetterebbero di ridurre il prezzo della cannabis terapeutica per i pazienti olandesi.

La lettera del ministro della sanità è disponibile al sito:
www.minvws.nl/kamerstukken/gmt/2006/medicinale-cannabis.asp

(Fonte: comunicazione di H Hoogervorst al presidente della camera bassa del parlamento olandese del 31 ottobre 2006, Newsletter dell’Ufficio per la Cannabis Terapeutica del 24 novembre 2006)

USA: sentenza sub judice a sostegno della legge californiana sulla cannabis terapeutica

Un giudice statale ha respinto, il 16 novembre scorso, il ricorso della contea di San Diego contro l’ormai decennale legge della California che sancisce l’uso della cannabis terapeutica. La sentenza del giudice dell’alta corte William R Nevitt non è peraltro definitiva: i giuristi dello stato avranno infatti la possibilità di convincere il giudice a modificare la sua decisione nel corso di sedute in cui a voce esporranno le loro argomentazioni.

La contea di San Diego ha sporto querela contro lo stato della California e il direttore dei suoi servizi sanitari in febbraio, sostenendo che la messa al bando federale dell’uso della cannabis vanifica le leggi statali che invece lo permettono, purché su prescrizione medica. Due altre contee californiane, San Bernardino e Merced, si sono associate a quella di San Diego nella denuncia. Tutte e tre le contee si sono rifiutate di ottemperare ad un’ingiunzione statale di emettere carte d’identità per utenti di cannabis terapeutica e di tenere un registro di quanti ne fanno richiesta.
Per motivare la sua sentenza, Nevitt si è dichiarato d’accordo con i procuratori dello stato nel sostenere che la California ha il diritto di approvare autonomamente le proprie leggi sulla droga e di legiferare nel campo dei programmi che consentano l’uso della cannabis terapeutica.

(Fonte: Associated Press del 16 novembre 2006)

Scienza: valutazione della cannabis erboristica da parte di pazienti in uno studio controllato

Un gruppo di ricercatori canadesi ha condotto una sperimentazione clinica trasversale di quattro diverse preparazioni erboristiche di cannabis in otto utenti di cannabis, esperti ed autorizzati, affetti da dolore cronico. Le preparazioni variavano in rapporto a dimensioni della particella, contenuto di THC e tasso di umidità. Ai soggetti, che confezionavano la droga alla loro maniera abituale, sono state somministrate tutte le quattro preparazioni in giorni separati. E’ stato poi loro chiesto di valutare i prodotti in base alle caratteristiche fisiche (odore, colore, umidità, dimensioni delle particelle, facilità nella preparazione e aspetto in generale) ed organolettiche rispetto al fumo (tasso di combustione, calore, durezza e sapore). Per dimensione delle particelle s’intendeva la dimensione delle particelle ottenuta in séguito a macinazione del materiale erboristico grezzo.

Sette soggetti hanno completato lo studio. Il prodotto che ha ottenuto la valutazione migliore è stato quello col più alto contenuto di THC (12%),il più alto grado di umidità (14%) e la maggior dimensione dei granuli (10 mm). Differenze significative fra preparazioni sono invece state rilevate per quanto riguardava la valutazione soggettiva dell’aspetto e del colore. I ricercatori hanno concluso che “un prodotto più accettabile di cannabis potrebbe aumentare l’arruolamento e l’aderenza allo studio clinico della cannabis terapeutica”. I ricercatori hanno anche rilevato che nel settembre 2006 circa il 20% degli utenti di cannabis autorizzati hanno ottenuto la cannabis erboristica dalla Sanità Canadese, a paragone del 10% circa del settembre 2004.

L’intero articolo è disponibile presso:
www.harmreductionjournal.com/content/pdf/1477-7517-3-32.pdf

(Fonte: Ware MA, Ducruet T, Robinson AR. Evaluation of herbal cannabis characteristics by medical users : a randomized trial. Harm Reduct J 2006; 3 [1]: 32)

Scienza: perché l’uso della cannabis danneggia la memoria ma potrebbe servire contro l’epilessia

Gli scienziati potrebbero aver appena scoperto perché la cannabis inibisce la memoria e perché gli endocannabinoidi potrebbero essere utili contro l’epilessia. I neuroscienziati David Robbe e Gyorgy Buzsaki della Rutgers University e i loro colleghi hanno registrato l’attività dell’ippocampo nei ratti. Normalmente le cellule cerebrali di questa regione encefalica tendono a sincronizzare la loro attività elettrica.

Quando i ricercatori hanno iniettato ai ratti il THC o un cannabinoide sintetico, hanno scoperto che il lavorio normalmente sincronizzato dell’ippocampo diventava affatto irregolare. Mentre le cellule non cambiavano tutte le volte che scatenavano impulsi nervosi, il loro tempismo diventava irregolare.

Immaginate un’orchestra i cui musicisti diventano sordi e forse anche ciechi, ha detto Buzsaki. I ricercatori ritengono che l’attività sincronica delle cellule encefaliche sia cruciale per la formazione della memoria e pensano che il THC interrompa tale attività. Gli scienziati suggeriscono che il modo in cui il THC disturba l’attività sincronizzata delle cellule encefaliche possa aiutare a combattere l’epilessia. Durante le convulsioni infatti la sincronicità dell’attività cerebrale risulta abnormemente accentuata.

Sull’argomento si consulti anche:
livescience.com/humanbiology/061119_pot_memory.html

(Fonti: LiveScience.com del 19 novembre 2006, Robbe D, Montgomery SM, Thome A, Rueda-Orozco PE, McNaughton BL, Buzsaki G. Cannabinoids reveal importance of spike timing coordination in hippocampal function. Nat Neurosi. 2006 Nov 19; [pubblicazione elettronica in anticipo sulla stampa])

Notizie in breve

Scienza: emicrania
I livelli dell’endocannabinoide anandamide nel liquido cefalorachidiano sono più bassi nei pazienti affetti da emicrania cronica che nei soggetti sani. Questo potrebbe spiegare perché il THC può essere di giovamento nell’emicrania. (Fonte: Sarchielli P, et al. Neuropsychopharmacology. 2006 Nov 22; [pubblicazione elettronica in anticipo sulla stampa])

Scienza: epilessia
In uno studio sperimentale, l’applicazione di antagonisti dei recettori CB1 a neuroni implicati nell’epilessia ha causato lo sviluppo di attività epilettiformi continue. L’induzione di tale attività da parte di antagonisti dei recettori CB1è però risultata reversibile e passibile di essere superata da concentrazioni massime agonisti CB1. Gli autori concludono che gli endocannabinoidi svolgono un ruolo importante nella prevenzione dell’epilessia. (Fonte: Deshpande et al. Neurosi Lett 2007; 411 [1]: 11-16)

Scienza: acido ajulemico
In studi precedenti è stato riportato che l’acido ajulemico (AJA), un derivato sintetico del THC-COOH, ha proprietà antinfiammatorie e analgesiche senza gli effetti collaterali prodotti dal THC. Un gruppo di ricercatori della Virginia Commonwealth University ha analizzato la farmacologia dell’acido ajulemico ed ha concluso che l’AJA, come il THC, si lega al recettore CB1 ed esibisce effetti psicoattivi e terapeutici a dosi quasi uguali in modelli preclinici, il che suggerisce che non ci siano vantaggi ad utilizzarlo rispetto al THC. (Fonte: Vann RE et al. J Pharmacol Exp Ther 2006 Nov 14; [pubblicazione elettronica in anticipo sulla stampa])

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