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Bollettino IACM del 30 Marzo 2006

Scienza: La cannabis e il THC sono efficaci nel trattamento dell’ipertensione endocranica idiopatica

Ricercatori del New York State Psychiatric Institute di New York hanno presentato un “case report” relativo ad una donna con una lunga storia clinica di ipertensione endocranica idiopatica la quale ha riferito un miglioramento di alcuni sintomi quali cefalea, fotosensibilità, cecità transitoria, alterazioni visive e tinnito in seguito all’assunzione inalatoria (fumo) di cannabis. Tutti questi sintomi e segni, compreso il papilledema (rigonfiamento del nervo ottico in corrispondenza del punto d’ingresso nella cavità orbitaria) erano associati ad un aumento della pressione endocranica. Ciò significa che la cannabis diminuisce la pressione endocranica. Anche il trattamento con THC alla dose di 10 mg due volte al giorno, poi ridotta a 5 mg due volte al giorno, è risultato efficace.

L’ipertensione endocranica idiopatica è un disturbo neurologico caratterizzato da un’elevata pressione del liquido che circonda l’encefalo. E’ conosciuto anche come “pseudotumor cerebri” in quanto sono presenti alcuni dei segni e sintomi che di solito si associano alla presenza di un tumore cerebrale. Lo spazio intorno all’encefalo è riempito da un liquido denominato liquido cefalo-rachidiano. Se quest’ultimo è in eccesso, si verifica un aumento della pressione endocranica. La causa di questa affezione, più spesso identificata in giovani donne soprappeso e assai raramente in uomini magri, è sconosciuta.

(Fonte : Raby WN, Modica PA, Wolintz RJ, Murtaugh K. Dronabinol reduces signs and symptoms of idiopathic intracranial hypertension: a case report. J Ocul Pharmacol Ther 2006;22(1):68-75)

Scienza: Dopo assunzione continua di THC il periodo di detezione della sostanza nelle urine è più breve di quanto spesso ipotizzato

Secondo quanto riportato in una rassegna pubblicata sull’ultimo numero della rivista “Drug Court Review " è raro che consumatori occasionali di marijuana risultino positivi al test di dosaggio dei cannabinoidi nelle urine per più di una settimana. Per quanto riguarda i fumatori cronici, dopo la sospensione dell’assunzione non è prevedibile una positività per più di 21 giorni, anche utilizzando un limite di detezione pari a 20 ng/mL. Definendo un limite di 50 ng/ml, il periodo di positività non supera i 10 giorni nel caso dei consumatori abituali e i 3-4 giorni per quelli occasionali.

L’autore della rassegna, il Dott. Paul Cary della University of Missouri, ha messo in evidenza che i ricercatori, il sistema legislativo e i consumatori di cannabis ritengono comunemente che l’utilizzo di cannabis sia riconoscibile attraverso l’esame delle urine per almeno 30 giorni dopo l’ultima assunzione. Tuttavia, egli ha sottolineato come molti degli studi nei quali era stato identificato un prolungato periodo di detezione presentassero una serie di limiti metodologici. Il più grave di tali limiti era legato all’impossibilità di assicurare l’effettiva mancanza di assunzione di marijuana da parte dei soggetti che avevano partecipato allo studio.

Malgrado questi limiti degli studi sinora condotti, la sua analisi ha dimostrato che periodi di detezione molto prolungati (oltre 30 giorni) sono rari. Fissando un limite di detezione pari a una concentrazione di 20 ng/ml, il periodo medio di detezione del THC-COOH (metabolita del THC) nelle urine è risultato di 14 giorni. In molti studi, solo un soggetto presentava un periodo di detezione particolarmente elevato. Egli ha concluso affermando che queste rare evenienze hanno generato un’opinione distorta sulla durata del periodo di detezione della cannabis nelle urine dopo l’ultima assunzione.

Il testo completo è disponibile all’indirizzo : www.ndci.org/NDCIR%20VI.pdf

(Fonte : Cary PL. The marijuana detection window: determining the length of time cannabinoids will remain detectable in urine following smoking: a critical review of relevant research and cannabinoid detection guidance for drug courts. Drug Court Rev 2005;5(1):23-58.)

Notizie in breve

Scienza: Ipotensione e rimonabant
In questo studio il fumo di cannabis non ha avuto un effetto omogeneo sulla pressione arteriosa ma ha provocato ipotensione sintomatica (vertigini, senso di vuoto alla testa) in 7 su 40 soggetti sani. Poiché l’ipotensione è risultata diminuita dal rimonabant, un antagonista dei recettori CB1, è ragionevole ritenere che i recettori CB1 siano coinvolti in questo effetto della cannabis. (Fonte: Gorelick DA, et al. Am Heart J 2006;151(3):754).

Scienza: Leucemia infantile
Un ampio studio caso-controllo non ha evidenziato un maggior rischio di leucemia infantile per i figli di donne che avevano assunto cannabis durante la gravidanza. Questo rapporto del Children's Cancer Group degli Stati Uniti e del Canada ha preso in considerazione 517 casi di leucemia mieloide acuta del bambino diagnosticati nel periodo 1989-1993 e 610 controlli. Né l’uso continuo di cannabis, nè quello durante il periodo di gravidanza è risultato associato ad un aumento del rischio di leucemia infantile. I ricercatori hanno concluso che i dati precedenti circa una correlazione fra l’uso di marijuana da parte della madre prima o durante la gravidanza e l’insorgenza di leucemia mieloide acuta del bambino non hanno trovato conferma. (Fonte: Trivers KF, et al. Paediatr Perinat Epidemiol 2006;20(2):110-8).

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