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Prestazioni intellettuali: L'uso cronico di cannabis danneggia l'efficienza intellettuale?

Nadia Solowij & Brin Greyner 

La Cannabis esercita i suoi principali effetti sul sistema nervoso centrale (SNC), sia fumata che ingerita. Le sue proprietà psicoattive sono la ragione per cui è usata a fini voluttuari in molte parti del mondo. Gli studi sugli effetti acuti della cannabis nell'uomo suggeriscono che il sistema dei recettori dei cannabinoidi può essere implicato nella regolazione dell'umore, emozioni, attenzione, memoria, e molte altre funzioni cognitive. Ciò che non è ancora accertato è la misura in cui ciascuna di queste funzioni, e invero il sistema dei cannabinoidi endogeni e gli stessi recettori, sono influenzati dall'uso prolungato di cannabinoidi esogeni. Le attuali evidenze, derivate dalla ricerca sia sugli animali che sugli uomini, suggeriscono che esse non sono sostanzialmente danneggiate nel lungo termine, ma ci sono alterazioni nelle loro funzioni (…)
Non è chiaro in che misura gli effetti cognitivi e psicologici dell'uso a lungo termine della cannabis possano influenzare la vita quotidiana, benché gli stessi consumatori di cannabis si lamentino di problemi di memoria, concentrazione, perdita di motivazione, paranoia, depressione, dipendenza e letargia. Schwenk (1998) ha dedotto che non c'è una chiara relazione causale fra l'uso di cannabis e la performance sul lavoro. La natura dei deficit cognitivi come rilevata dai tests psicologici suggerisce che i consumatori a lungo termine hanno prestazioni ragionevolmente buone nei compiti abituali della vita quotidiana, benché possano essere più distraibili. E' possibile incontrare difficoltà nell'esecuzione di compiti complessi che sono nuovi o non possono essere risolti dall'applicazione automatica di conoscenze precedenti, o con compiti che si basano molto sulla componente memoria, o richiedono pianificazione strategica, o l'esecuzione di più compiti contemporaneamente (…)
La misura in cui tali deficit cognitivi possano essere recuperati dopo la cessazione dell'uso è anch'essa sconosciuta, ma ricerche sono in corso.
Solowij N, Greyner B. Long term effects of cannabis on psyche and cognition. In: Grotenhermen F, Russo E, eds. Cannabis and cannabinoids: pharmacology, toxicology and therapeutic potential. Binghamton, NY: Haworth Press, 2001, in press.
 

Lynn Zimmer & John Morgan

Il processo cognitivo più chiaramente colpito dalla marijuana è la memoria a breve termine. Negli studi di laboratorio, i soggetti sotto l'influenza della marijuana non hanno problemi a ricordare le cose imparate in precedenza. Tuttavia, essi mostrano una diminuita capacità di imparare e richiamare nuove informazioni. Questa diminuzione dura per tutta la durata dell'intossicazione. Non ci sono prove convincenti che un pesante uso di marijuana a lungo termine danneggi permanentemente la memoria o altre funzioni cognitive (...)
Negli ultimi 30 anni, i ricercatori hanno trovato, al massimo, piccole differenze cognitive fra i consumatori cronici di marijuana e i non consumatori, e i risultati differiscono sostanzialmente da uno studio all'altro. Sulla base di queste evidenze, non sembra che l'uso a lungo termine di marijuana causi un danno permanente alla capacità intellettuale.
Zimmer L, Morgan J. Marijuana Myths Marijuana Facto. A review of the scientific evidence. New York/San Francisco: The Lindesmith Center, 1997.
 

Camera dei Lords (UK)

La Cannabis può avere effetti indesiderati a lungo termine sulla performance cognitiva, ovvero le prestazioni del cervello, particolarmente nei forti consumatori. Essi sono stati passati in rassegna per noi dal Royal College degli psichiatri e dalla Royal Society. Mentre i consumatori hanno poco o nessun peggioramento nei semplici test di memoria a breve termine, essi mostrano un significativo indebolimento nei compiti che richiedono elaborazioni più complesse di nozioni apprese (le cosiddette funzioni "direttive" del cervello). ci sono prove che un certo indebolimento delle funzioni cognitive complesse possa persistere anche dopo che l'uso di Cannabis è cessato; ma tali deficit residui, se presenti, sono piccoli, e la loro stessa presenza è discussa. Il Dr Jan van Amsterdam dell'Istituto Nazionale Olandese per la Salute Pubblica e per 'l'Ambiente, che ha passato in rassegna la letteratura sugli effetti cognitivi a lungo termine di un uso pesante prolungato e gentilmente è venuto a Westminster per presentarci le sue scoperte, ha sottolineato le difficoltà pratiche di stabilire eventuali effetti residui. Esse includono la impossibilità di ottenere valori di base precedenti all'uso della droga (p.es. misure delle funzioni cognitive del soggetto prima del loro primo uso di cannabis), la difficoltà di stimare la dose di droga assunta, la necessità di un lungo periodo di "ripulitura" dopo la cessazione dell'uso per tener conto della lenta eliminazione della cannabis residua dall'organismo, e la possibilità di confondere i deficit a lungo termine con gli effetti dell'astinenza. Egli sostiene che molti dei rapporti pubblicati su questo argomento non tengono conto di tali problemi in modo adeguato.
House of Lords Select Committee on Science and Technology. Cannabis. The scientific and medical evidence. London: The Stationery Office, 1998. 

Dichiarazione

Dichiarazione dei diritti umani per l’accesso medico alla cannabis ed ai cannabinoidi

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